Quando va tutto bene, ti dimentichi di Dio. Dio non è più necessario finché la macchina funziona, il corpo è in salute, i parenti sono vivi e vegeti, il conto in banca è in attivo, la casa è in ordine, le lenzuola profumano di bucato fresco, in tavola c’è sempre un piatto gradito.

Qualcuno in questi casi si sente autosufficiente: Dio non solo non c’è, ma non è necessario, nel senso che può anche essere una pia illusione, una scemenza inventata secoli fa, una cosa cui credono gli spiriti deboli.

E poi un giorno ti crolla il mondo addosso. Un giorno vedi in faccia la morte, assapori il terrore del nulla nullificante, il dolore del vivere, del soffrire e del morire. Cogli l’ingiustizia della vita: perché a te? Perché ora? Cosa hai fatto di male? Ma poi, cosa hai fatto di bene per meritarti la fortuna della salute, della ricchezza, della prosperità? Chi dirige le regole del gioco?

Ed eccolo: fa capolino Dio. La tua mente impazzisce alla ricerca di un senso, ma il senso, in questa vita materiale, non c’è e non può esserci. Intuisci debba essere oltre: ecco Dio.

Dio è sempre il Dio dei disperati. Lo dice Cristo: la ricchezza, la felicità materiale, allontana da Dio (Mc 10, 20-30).

Allora per credere dobbiamo essere tutti poveri e moribondi? No. Per essere credenti dobbiamo essere vivi (Mt 22, 32),

«Egli non è il Dio dei morti, ma dei vivi» (Mt 22, 32)

Essere vivi significa provare tutti gli stati dell’uomo, dalla vita alla morte, dal piacere al dolore, dalla sofferenza alla felicità, e capire che tutto ciò non esiste da solo, ma acquista un senso in Dio. 

Gesù, guardandoli, disse: «Impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio! Perché tutto è possibile presso Dio». (Mc 10, 27)

Nel momento in cui chiediamo a Dio di accettarci come suoi figli, allora uniamo il nostro essere alla sua croce, e diveniamo un tutt’uno con lui.

Il cristianesimo è questo: unione con Dio. Nel bene e nel male, nella gioia e nel dolore. Perché nella vita dell’uomo non splende sempre il sole. Il segreto della saggezza sta nel preparare nei momenti di quiete ciò che serve in guerra: credere quando non sentiamo il bisogno di Dio è garanzia che sentiremo la sua presenza quando mai ne avremo bisogno.

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