Il tempo passa, è una costante della creazione. Tutto invecchia e decade, non c’è modo di alterare questa regola di natura. Il seme germoglia sapendo che un giorno il suo stelo dovrà seccare, l’acqua evapora per farsi nuvola e ricadere a terra, e noi stessi viviamo nella coscienza della morte: è così e ne prendiamo atto, o non potremmo resistere un solo minuto davanti al peso dell’ineluttabile.
Natale è, inevitabilmente, il giorno dei bilanci, nella vita personale e in famiglia. Certo, qualche volta a tavola si aggiunge un nuovo coperto perché qualcuno nasce o si sposa, ma più spesso una sedia resta vuota perché qualcun altro è passato a miglior vita.
Neanche rari, poi, i casi in cui un litigio o il semplice menefreghismo allontana i figli dai genitori, i fratelli dai fratelli e così via. Le famiglie si sfasciano, non esiste più neanche una scusa spirituale per incontrarsi, e quelle materiali non bastano mai, salvo che non si tratti di discutere di soldi, di eredità, di problemi concreti.
Il tempo allontana le persone, distrugge i legami, trasfigura gli affetti: quelli che un tempo erano volti amati e desiderati ora sono solo un ricordo, un’ombra nella memoria che non è necessario evocare e che muore, spesso, nel fondo di un bidone dei rifiuti in cui i figli e i nipoti di un anziano deceduto gettano alla rinfusa foto e memorie di un tempo a loro sconosciuto.
Cristo, paradossalmente, ha sfruttato a pro della Salvezza queste verità del nostro essere mortali. Dio poteva redimere l’umanità con uno schiocco di dita, ma così sarebbe andato contro la sua più intima natura, che è la libertà. L’uomo esiste nella storia, in un divenire in cui si nasce e si muore; e così pure il Creatore per essere conosciuto dagli uomini, doveva nascere come gli uomini, vivere come gli uomini e morire come tutti muoiono. La dottrina cattolica va oltre, dicendo che Gesù è sceso pure agli inferi dopo morto: umano anche nel destino ultimo, ha provato l’umiliazione di essere spirito separato dal corpo.
La redenzione di Cristo è vera redenzione perché esiste nel tempo degli uomini, e si manifesta con segni tangibili (pane, vino, acqua, parole, gesti). Dio opera nel mondo degli uomini a mezzo degli uomini, donando sé stesso in corpo, anima e divinità attraverso i sacramenti e, in particolare, attraverso l’eucaristia che di tutti i sacramenti è regina.
Per questo il Natale è una festa tanto importante: esso documenta la sollecitudine di questo Dio ineffabile che si rivela improvvisamente un Padre misericordioso attraverso il suo Figlio increato ed eterno. È la prima prova, nella storia degli uomini, che Dio non è il Dio degli Ebrei o dei Romani, degli Indù o degli Islamici, ma il Dio di tutti gli uomini della terra in ogni tempo e luogo, perché è un dio-uomo e non un idolo innalzato dalla materia.
Per questa ragione il Cristo che nasce, soffre e muore è un Cristo che risorge, che vince la morte e supera le barriere del tempo. È un Cristo che grida agli uomini la loro eternità, e lo fa nel tempo cadùco delle cose terrene.
L’uomo materiale dice: Cristo è nato, Cristo è morto. Il suo è un grande messaggio politico e nulla più. L’uomo spirituale dice: Cristo non è mai nato, ma un giorno si è incarnato; non poteva morire perché era eterno, ma un giorno il suo corpo è morto come tutti si muore; non poteva risorgere perché i morti non risorgono, ma un giorno è risorto. Non lo vediamo nè lo sentiamo, ma è presente costantemente nella vita di chi lo cerca ed in particolare nei sacramenti della Chiesa. Tutto ciò è un mysterium fidei, ma al contempo una realtà tangibile, perché tutti noi possiamo sperimentarla.
Ecco, diletti fratelli, il Natale è veramente «Emmanuel», Dio-con-noi: Dio è qui, ora e per sempre nel nostro mondo, anche se non lo vediamo, anche se il sole sorge e tramonta e sembra ignorare i nostri dolori. Il tempo passa, i nostri corpi decadono, e un giorno moriranno: ma Dio non muore e noi che siamo stati iniziati ai misteri dell’Altissimo resteremo sempre con lui, in una forma diversa ed incomprensibile.
Questa è la vera «magia» del Natale: contemplare l’eternità dietro la caducità, vedere la mano eterna di Dio dove prospera la desolazione della morte. E questa immagine mi piace lasciarvi in questo giorno di festa e di lode.
Pax vobis.
+ Aloysius Episcopus.

