Come avevamo già sostenuto qui, era assolutamente prevedibile e, diremmo, necessario che la FSSPX procedesse a nuove consacrazioni episcopali. La ragione, piuttosto ovvia, è la stessa esplicitata in un lungo comunicato di risposta alle obiezioni della Santa Sede: non si può essere comunità senza pastori, non si può essere cristiani senza sacramenti. La FSSPX esiste fintanto che vi sono dei vescovi ordinanti; ora per ragioni fisiologiche questi vescovi, già ordinati da Mons. Lefebvre, stanno invecchiando o sono morti, ergo serve ordinarne di nuovi.
La FSSPX pone il problema nel quadro della dicotomia tra Tradizione e innovazione: ciò che è conforme alla Tradizione (o meglio alla cosa che la FSSPX crede essere Tradizione) è per definizione giusto e quindi cattolico, ergo ciò che fa la FSSPX è e resta teologicamente corretto anche se formalmente anomalo sul piano disciplinare. Una posizione cerchiobottista ma comprensibile per un gruppo che a tutti i costi non vuole vedersi appioppata l’etichetta di scisma.
Roma dal canto suo non si capisce dove voglia andare a parare, come al solito – verrebbe da dire. Sostenere che non si possa soprassedere su 60 anni di delirii post-conciliari, compresa l’imposizione di rituali della Santa Messa letteralmente banalizzati fino a livelli tragicomici, significa dire che gli ultimi 60 anni valgano di più di 2000 anni di Tradizione, il che è puramente folle sul piano della ragione. Di più: esattamente come avvenne per i veterocattolici “storici”, qui si parla di condannare persone che credono semplicemente in ciò che si è sempre creduto universalmente fino ad una certa data, come se la Rivelazione fosse datata 1970. Praticamente una nuova religione.
La nostra minuscola Chiesa ha sempre messo in guardia contro i “tradizionalismi”, che Tradizione spesso non sono (si guardi qui), ma è vicina alla FSSPX nella sua lotta per l’autodeterminazione come culto libero in un mondo libero.
Certo, la definizione non piacerà ai lefebvriani intransigenti, che sono piuttosto contrarii alle visioni liberali del Cristianesimo. Ma è la dimensione che concretamente accomuna noi, lontani figli dello scisma florinita della Chiesa Ortodossa, con questi moderni partigiani del tradizionalismo cattolico: voler essere liberi di essere tondi in un mondo di quadrati.
Sarebbe ora che la FSSPX accettasse l’idea di essere una Chiesa diversa dalla Romana, con una giurisdizione de iure e non solo de facto, esattamente come le chiese vetero-cattoliche.
Proprio come noi.


C’è un considerevole caos a livello ecclesiologico negli ambienti tradizionalisti cattolico-romani. Anche in riferimento alla FSSPX: che senso ha pretendere di ritenersi in comunione con Leone XIV se, allo stesso tempo, si decide a procedere a consacrazioni senza mandato?
Noi fedeli vetero-cattolici della Chiesa Cattolica Nordica siamo pienamente autonomi sotto questo aspetto, senza alcuna pretesa di alcun mandato da parte di Roma
Eugenio
Concordo con Lei. Il problema è che la FSSPX crede fermamente che si possa essere Chiesa solo “cum Petro et sub Petro”, col risultante cortocircuito logico secondo cui per autodefinirsi cattolici devono essere papisti, ma per essere indipendenti da quelli che chiamano “gli errori di Roma” non possono accettare la giurisdizione papale. Non ha alcun significato. Come non ha senso – e noi veterocattolici lo sappiamo bene – sostenere che Roma possa essere al contempo infallibile e fallibile con riguardo al Vaticano II. Ma tant’è. Noi abbiamo fatto la scelta di stare fuori, perché non potevamo stare dentro. Loro sono stati buttati fuori dalla porta e vorrebbero rientrare dal comignolo. Ci riusciranno, secondo me, quando i loro numeri saranno ancora più rilevanti: questa ormai è la Chiesa dei like, più gente porti, più soldi amministri e più piaci al Vaticano. Come dicevano gli antichi, “curia romana non curat oves sine lana”…!!
Grazie per il Suo gentile messaggio.
++Luigi.
La ringrazio vivamente per la risposta!
Detto in poche parole, non invidio i seminaristi della FSSPX e, in generale, tutti i loro chierici in attesa di ricevere l’Ordinazione.
Oltretutto non dimentichiamoci che, oltretutto, la FSSPX abbraccia in toto la teologia cattolico-romana tradizionale in merito alle condizioni necessarie per la valida celebrazione del Sacramento della Confessione (potestà d’ordine e potestà di giurisdizione). Forse sarà proprio questo fattore a costringerli a sguazzare ancora per molto tempo nell’alveo romano, nonostante tutte le derive moderniste di Roma. La ferma convinzione che solo da Roma possa arrivare la potestà di rimettere i peccati metterà forse in crisi molti loro fedeli a seguito delle scomuniche che verranno emanate dopo le consacrazioni episcopali del 1 luglio.
Senza dubbio la sua osservazione è pertinente, ed è possibile che ci sia questo genere di dietrologia nelle azioni della FSSPX. D’altro canto la dottrina del “vescovo ausiliario” che tanto piace loro non è mai stata approvata da Roma, neanche dopo la remissione delle scomuniche. Non credo si possa dubitare del fatto che la FSSPX, al di là delle intenzioni e della blanda cornice giuridica che loro pretendono di dare al proprio operato in seno ad un’organizzazione, quale la fraternità, non riconosciuta dalla Santa Sede, sia necessariamente da considerarsi scismatica a mente del jus canonicum vigente. Le loro assoluzioni, in tale contesto, dovrebbero sempre essere invalide; d’altro canto i sacramenti vengono da Dio e non dalla Chiesa, se esiste l’Eucaristia fuori da Roma, a maggior ragione esiste l’assoluzione. Insomma: questi sono i tipici limiti pseudo-teologici, ed in realtà propriamente giuridici, che continuiamo a porci perché non riusciamo a staccarci dalle logiche di Roma. Rimettere i peccati è la funzione essenziale del sacerdozio, espressa nella stessa formula dell’ordinazione. Il Battesimo rimette tutti i peccati, l’Eucaristia idem… mi sembra che il limite della potestà di giurisdizione sia pensato da gente, come i cattolici romani, convinta che Dio applichi un codice stampato su carta velina. Evidentemente non è così. La FSSPX è fatta di persone dottrinalmente schizofreniche che un po’ vogliono seguire le logiche di Roma, e un po’ vorrebbero che Roma seguisse le loro. Devo dire che mi fanno una certa pena. A Parigi li ho visti strascinare le ginocchia per terra per chiedere perdono, non si sa da quale terribili peccati.
Grazie per i suoi interventi, sempre graditi, e torni a leggermi se ha piacere. ++Luigi.