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Abbiamo atteso il fatto compiuto per dire la nostra, ed eccoci qua. Ad  Ecône la FSSPX ha consacrato quattro nuovi vescovi. Un atto necessario, data la non più verde età dei presuli consacrati a suo tempo da mons. Lefebvre, ma soprattutto un atto dovuto rispetto alle esigenze dei fedeli, perché secondo la dottrina cattolica senza i vescovi non c’è la Chiesa.

Le proteste della Chiesa romana sono prive di nerbo e nascondono un’inconfessabile politica già propria del defunto Papa Francesco: l’idea, molto poco cristiana e molto poco lungimirante, secondo cui si dovrebbe buttar fuori il dissenso invece di comprenderlo e di ragionarci sopra, trasformando il cattolicesimo in una specie di “partito del Papa” fatto di papaboys e carrampane pronti ad obbedire ai diktat romani. 

Al di là dell’onda lunga del bergoglismo, che ha ridotto la Chiesa a succursale europea di una qualunque dittatura sudamericana, il fine ultimo di questa mossa è quello di adeguarsi alle esigenze della politica internazionale, in cui la forza contrattuale dei leader (e il Papa non fa eccezione) deriva dal consenso interno e, indirettamente ma principalmente, dalla capacità di polarizzare questo consenso per ottenere danaro. 

Le assurdità teologiche e disciplinari della Chiesa tedesca, con cui Roma dialoga nonostante si tratti di una compagine apertamente fuori dal cattolicesimo romano, dipendono ampiamente dal bisogno di controllare i finanziamenti che la Chiesa in Germania riceve tramite le imposte sul culto, e di conseguenza i vescovi tedeschi fanno di tutto per raccattare fedeli infischiandosene totalmente dell’aderenza al depositum fidei.

Nel caso della FSSPX si tratta di una proposta teologica e disciplinare dirompente, perché si spinge a negare la legittimità di tutte le mosse politiche degli ultimi pontefici, imponendo di fatto di ripristinare la struttura pubblica della Chiesa come è sempre stata nell’ultimo millennio. Il riflesso di una simile opzione sul piano delle relazioni con gli Stati, con le altre confessioni e con una parte considerevole dell’opinione pubblica sarebbe enorme e destabilizzante.

Dopo il motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI l’osmosi tra FSSPX e cattolicesimo mainstream, in un periodo in cui le ideologie di destra già si stavano radicando in buona parte dell’Occidente, ha comportato l’effetto inaspettato di togliere letteralmente la terra sotto i piedi alle gerarchie, favorendo in maniera diretta quanti negano apertamente la legittimità delle politiche attribuite (forse erroneamente) al Vaticano II.

Questa è la ragione per cui Papa Francesco ha demolito il sistema di convivenza creato dal predecessore: il pontefice argentino, dichiaratamente vicino a quelle posizioni che in Europa sono considerate di estrema sinistra, aveva compreso benissimo di essersi portato il nemico in casa, perché a differenza di ciò che credeva Benedetto XVI, in un’epoca di secolarizzazione, faciloneria e qualunquismo teologico e liturgico, la FSSPX, con la sua rigidità oltranzista, sembra quasi un paradiso.

Dal canto loro i lefebvriani hanno capito perfettamente che l’unico modo di sopravvivere in questa contingenza internazionale è quello di presentarsi come interlocutori finanziariamente autonomi, il che sta avvenendo in maniera evidente (basti vedere i gruppi e le persone che hanno fatto la passerella a Ecône stamattina per le consacrazioni). Nonostante i continui proclami, alla FSSPX non conviene minimamente rientrare nella Chiesa romana, perché ciò significherebbe confondersi in una struttura che considera le loro istanze come un’eccezione, e (come ben dimostra la promulgazione del motu proprio Traditionis custodes) può permettersi di cancellare in ogni momento la loro esistenza.

Come ho già detto, ciò significa che la FSSPX è, ad oggi, una Chiesa indipendente di stampo vetero-cattolico. Il fatto che i lefebvriani neghino questa verità documentabile deriva unicamente dalle tempistiche recenti dello scisma, che andrà ad approfondirsi, verosimilmente, negli anni a venire.

In tutto ciò Leone XIV sembra un personaggio fuori posto: certamente mal consigliato rispetto ad una situazione molto europea che egli conosce poco, è stato facilmente zittito da Pagliarani, superiore della FSSPX, quando quest’ultimo gli ha fatto notare che lamentarsi oggi per uno scisma significa implicitamente negare che la FSSPX fosse scismatica fin dal 1988, data delle prime consacrazioni. La gestione diplomatica dell’intera operazione da parte della FSSPX è stata letteralmente magistrale, ed ha dimostrato che la Santa Sede non aveva effettivamente interesse a trattare. 

Stando così le cose, è solo questione di tempo perché lo faccia. Alla FSSPX ed ai novelli vescovi l’augurio di un luminoso futuro nella luce di Cristo.

++Aloysius

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